SalaUno Teatro

Speciale A Teatro col Foyer | La bisbetica domata

Speciale A Teatro col Foyer, 8 febraio 2011 di Ilda Ippoliti

Finalmente una Bisbetica diversa, domata sì  ma non troppo.
Originale, muscolare, spiritosa, innovativa, questa messa in scena di Sharoo Kheradmand esce dagli schemi ed offre un punto di vista diverso, più femminile di questa famosa opera shakespeariana.
L’attenzione è focalizzata sulla vicenda di Petruccio e Caterina, esaltando la straordinaria ed immortale battaglia dei sessi che i due personaggi principali incarnano.
Petruccio, gentiluomo di Verona, con l’aiuto del fedele Grumio riesce ad ottenere la mano di Caterina, graziosa ma intrattabile figlia di un ricco mercante padovano. Dopo il matrimonio Petruccio, dolce a parole ma duro nei fatti, costringe la moglie ad una vita modesta e piena di privazioni e la ragazza, giorno dopo giorno, muterà, suo malgrado, il proprio carattere selvatico divenendo dolce e mansueta.
Questa più o meno la trama della versione originale in cui il maschilismo elisabettiano prevale prendendosi giuoco della figura femminile e relegandola ad un ruolo estremamente subordinato.
“Ho sempre pensato che il finale de “La bisbetica domata” fosse in un certo senso inadatto quasi “sbagliato”- dice Shahroo Kheradmand- e in effetti nella sua versione è il finale che sorprende. Caterina si sottomette, perché non ha scelta, ma troverà comunque e nonostante tutto, con scaltrezza tutta femminile, il modo di mantenere il controllo della situazione e della propria dignità sottomettendo a sua volta e a modo suo, il marito Petruccio.
Una versione innovativa e singolare che acquista ancora maggior rilevanza e significato considerando che la regista è di origine iraniana. Non sembra fuori luogo quindi ravvedere nella sua Caterina un tipo femminile vicino a certe realtà ancora oggi attuali in alcune (putroppo ancora numerose) parti del mondo, in cui la donna è considerata poco più di un oggetto di cui disporre a proprio piacimento.
In conclusione, uno spettacolo interessante, pieno di grinta, divertente e ben costruito, arricchito dal talento di tre bravissimi interpreti: Caterina Misasi nel ruolo della Bisbetica, Mirko Soldano nel ruolo di Petruccio e Franco Heera Carola in quello di Grumio. Un ruolo fondamentale nella messa in scena hanno, infine, le belle coreografie di Francesca Romana Sestili che armoniosamente integrano e aggiungono spessore alla notevole prova degli attori. In scena ancora fino al 13 febbraio.

LA BISBETICA DOMATA
da William Shakespeare
con: Caterina Misasi, Mirko Soldano, Franco Heera Carola
Aiuto regia Giorgia Filanti
Coreografia : Francesca Romana Sestili
Regia: Shahroo Kheradmand

Agorà Magazine | La bisbetica domata

Agorà Magazine, lunedì 7 febbraio 2011 di Enza Beltrone

La Bisbetica Domata per la regia di Shahroo Kheradmand è interpretata da Caterina Misasi, Mirko Soldano e Franco Heera Carola al Teatro Sala Uno fino al 13 febbraio.

Un’ opera nota di William Shakespeare che racconta di società e di matrimoni come merce di scambio, mettendo la condizione femminile sotto i riflettori del tempo. Shahroo Kheradmand la racconta rovesciandone alcuni punti focali, ristrutturandoli come fa un operaio armato di cazzuola e frattazzo, ritrae un intreccio di eventi tra tre personaggi che popolano il palcoscenico, interpretando egregiamente, una “Bisbetica Domanta” del 2011.

Oltre all’aiuto regia (Giorgia Filanti) bisogna menzionare la Coreografa (Francesca Romana Sestili), che è riuscita a sintetizzare il “senso dello spettacolo” racchiudendolo in una cassapanca a rotelle. Ogni effetto personale è contenuto in essa, viene fuori al momento giusto come un coniglio dal cilindro per poi sparire, nel buio, quando non serve più.

Caterina Misasi in La Bisbetica Domata

È proprio Lei, la regista, a dire: “Ho sempre pensato che il finale de “La bisbetica domata” fosse in un certo senso inadatto quasi “sbagliato” ma non capivo dove e quale fosse il problema; comprendevo sì, la denuncia della società “gessata” e composta degli Inglesi da parte di Shakespeare e il famoso triangolo tra padrone, padrona e maggiordomo, la loro astuzia , la loro furbizia.” Sarà per questo che intende lavorare sul triangolo, lo stesso ove si sintetizzano le diversità, il fulcro dell’opera. Disuguaglianza nel genere, nel ceto, nella libertà, nella prigionia, nella verità, nella menzogna, nell’interesse e altro ancora i messaggi che gli interpreti rilanciano al loro pubblico, tra espressioni divertenti e sghigni ironici, talvolta cinici.

Kheradmand fa di Caterina (Caterina Misasi) una bisbetica domata che da anticonformista e ribelle, conosce la sofferenza e la sottomissione ma non si arrende al ruolo convenzionale, ella reagisce e conosce l’amore. La regista sceglie di tutta l’opera Shakespeariana la parte intima, quella domestica, le mura delle case come laboratorio dell’artigiano che deve immaginare, progettare e modellare i propri manufatti, così la storia vive e si nutre dell’intimo domestico per arrivare all’intimo umano. Trascende dal claustrofobico regalando danze. Propone una visione d’infinito delle mura, grazie all’agire umano, attraverso i continui movimenti di lotta fra i corpi. Attraverso i linguaggi del ballo e della guerra è come se si stabilisse l’ago al centro della bilancia, ove, il piatto, la scena propone all’osservatore la percezione del “possibile”: forse questa la sorpresa che Shahroo Kheradmand voleva regalare al suo pubblico.

Teatro Recensioni | La bisbetica domata

Teatro Recensioni, 05 Febbraio di Michela Gabrielli

Mercoledì due febbraio si è assistito ad un’originale versione de: La bisbetica domata di William Shakespeare, con una sorprendente: Caterina Misasi (che, per puro caso, porta lo stesso nome della sua protagonista) un eccellente: ed un meraviglioso: .
Con solo tre personaggi in scena, ed una regista eccezionale si è recitata una delle commedia più esaltanti del re del teatro Vittoriano.
Se Shakespeare divertiva, il nostro Petruccio ha fatto di più: ci ha tenuti con le spalle incollate allo schienale per un’ora e mezza; se Caterina ci ha “sconvolti”, la Misasi ci ha impressionato positivamente, rendendoci partecipi di quanto si possa far innervosire un uomo. Ma anche il personaggio di Grumio ha fatto la sua comparsa quasi “in sordina”, ma ha conquistato, man mano che la storia proseguiva, tutta l’attenzione della platea, divertendo e lasciandoci render conto, come in tutte le commedie, quanto l’amicizia possa migliorare tutti i legami.

Un copione “rumoroso” e spietato, soprattutto per la giovane donna, in principio d’opera, e “rumoroso” e spietato per il nostro marito alla fine della commedia.
Forse non tanto bene si è colto quel cambiamento di carattere da: rude a docile di Caterina che Shakespeare voleva apparisse nell’ultima parte, ma, in fondo, a ragione di una nuova interpretazione, tutto ciò va bene lo stesso, se questo era il cambiamento a cui tendeva la regista.
Ed ancora una volta, si deve riconoscere che le donne ben si adattano alla regia, persino nelle loro opere prime, (come, si può ricordare, lo scorso anno ha fatto nel cinema la Sandrelli, con Christine Cristina).
A favore di certa gente che difficilmente coglie tutta la trama, essa, invece è stata resa meno articolata, ma più comprensibile ai non addetti ai lavori, ed è stata semplificata di molto, lasciando che solo il necessario fosse svelato e rivelato.

Bisogna così ammettere che l’opera è stata degna di nota e di attenzione, non solo per merito degli attori, ma anche per merito di una messinscena molto efficace che ha consentito “voli pindarici” a tre soli personaggi, i quali, alla fine, possono esser considerati: interpreti unici.

 

 

 

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