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Teatro Recensioni | La bisbetica domata

Teatro Recensioni, 05 Febbraio di Michela Gabrielli

Mercoledì due febbraio si è assistito ad un’originale versione de: La bisbetica domata di William Shakespeare, con una sorprendente: Caterina Misasi (che, per puro caso, porta lo stesso nome della sua protagonista) un eccellente: ed un meraviglioso: .
Con solo tre personaggi in scena, ed una regista eccezionale si è recitata una delle commedia più esaltanti del re del teatro Vittoriano.
Se Shakespeare divertiva, il nostro Petruccio ha fatto di più: ci ha tenuti con le spalle incollate allo schienale per un’ora e mezza; se Caterina ci ha “sconvolti”, la Misasi ci ha impressionato positivamente, rendendoci partecipi di quanto si possa far innervosire un uomo. Ma anche il personaggio di Grumio ha fatto la sua comparsa quasi “in sordina”, ma ha conquistato, man mano che la storia proseguiva, tutta l’attenzione della platea, divertendo e lasciandoci render conto, come in tutte le commedie, quanto l’amicizia possa migliorare tutti i legami.

Un copione “rumoroso” e spietato, soprattutto per la giovane donna, in principio d’opera, e “rumoroso” e spietato per il nostro marito alla fine della commedia.
Forse non tanto bene si è colto quel cambiamento di carattere da: rude a docile di Caterina che Shakespeare voleva apparisse nell’ultima parte, ma, in fondo, a ragione di una nuova interpretazione, tutto ciò va bene lo stesso, se questo era il cambiamento a cui tendeva la regista.
Ed ancora una volta, si deve riconoscere che le donne ben si adattano alla regia, persino nelle loro opere prime, (come, si può ricordare, lo scorso anno ha fatto nel cinema la Sandrelli, con Christine Cristina).
A favore di certa gente che difficilmente coglie tutta la trama, essa, invece è stata resa meno articolata, ma più comprensibile ai non addetti ai lavori, ed è stata semplificata di molto, lasciando che solo il necessario fosse svelato e rivelato.

Bisogna così ammettere che l’opera è stata degna di nota e di attenzione, non solo per merito degli attori, ma anche per merito di una messinscena molto efficace che ha consentito “voli pindarici” a tre soli personaggi, i quali, alla fine, possono esser considerati: interpreti unici.

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