Il Messaggero | Il giardino dei ciliegi
Il Messaggero, 15 novembre 2010 di Paola Polidoro
SalaUno, Reza Keradman dirige e interpreta “Il Giardino dei ciliegi”
Per il suo “Giardino dei ciliegi” in scena fino al 5 dicembre al teatro Sala Uno, Reza Keradman,anche regista, si ritaglia il ruolo di Firs, il vecchio cameriere che chiude la commedia con le parole del dimenticato, simbolo di na società che ha smarrito – con i suoi compiti – la sua ragione d’esistere. Il Giardino di cui parla Cechov è il passato. Non è solo l’infanzia di Liuba, ma il momento del boom del paese. In questo caso la Russia, ma proviamo a portarlo qui da noi, il giardino. Che con le sue dolcezze, le sue perdonabili ingenuità, ha creduto di poter vivere nella stabilità. Poi la stabilità è divenuta staticità, e i proprietari e i frequentatori del giardino hanno capito che per poter sopravvivere erano costretti a rinunciare a qualcosa, cercando di reinventare un nuovo futuro. Il giardino personifica letteralmente il passato, abitato da fate e da ricordi legati a un periodo della vita leggero, onirico,; ma è anche un legame vincolante se non permette di amare quello che la vita è pronta a dare di belo e nuovo. Incastrata in questo meccanismo, la no stra protagonista (qui interpretata da Alessandra Raichi), che non vuole rinunciare alla propria identità in senso stretto, chiede: “Perché andate a teatro? Invece delle commedie dovreste guardre voi stessi: com’è grigia la vostra vita, quanto parlate, quante cose inutili dite”. « Tutti si separeranno – spiega il regista – sfruttando finalmente le proprie capacità individuali, costruendo così dei nuovi giardini dei ciliegi. Cerco di mettere in scena una commedia semplice e leggera, rispettando la volontà di Cechov, che non intendeva speculare sulla tragedia umana ». Il passato a volte non è più un pretesto.



