Cinemavvenire.it | Il giardino dei ciliegi
Cinemavvenire.it, 10 novembre 2010 di Giulia Pietralunga Casentino
“Ogni personaggio ha una sua sfumatura, una sua caratterizzazione, che lo rende indispensabile sulla scena ma anche, e soprattutto, lo fa portavoce del pensiero dell’autore. Se Trofimov, l’eterno studente interpretato da Daniel Terranegra, con i suoi discorsi sembra quasi un precoce testimone delle idee bolsceviche, Ermolaj Alekseevič, il mercante figlio dei braccianti del podere, portato in scena da un bravissimo Jerry Mastrodomenico, rappresenta quella nuova borghesia che sta prendendo piede e posizione nella nuova Russia. Ma ciò che rende particolarmente interessante quest’opera è il ruolo delle donne. Le figure femminili sono molteplici e varie, descritte nei minimi dettagli, tutte diverse tra loro, ma ognuna con profonda sensibilità ed intelligenza. Tra tutte spicca, Ljuba, un’intensa Alessandra Raichi, rappresentante della nobiltà decaduta e di quella incapacità di affrontare i cambiamenti e di adattarsi ad un nuovo tipo di società. Ma è una donna che non vuole accettare di staccarsi dal suo passato, una donna che sacrifica sé stessa, la sua famiglia, il suo denaro, pur di non perdere le sue flebili certezze; una donna che è scappata dal nido ma ne è rimasta imprigionata, in quel groviglio di dolori e ricordi che non la lasciano mai. Ha commesso errori, dettati però sempre da quel sentimento folle che è l’amore e di cui non può fare a meno: “È questa la pietra che ho al collo e che mi porta sul fondo, ma io amo questa pietra e non riesco a vivere senza di lei…Il regista, Reza Keradman, ha ripreso il dramma checoviano e ci ha regalato una rappresentazione semplice e leggera, nel senso più positivo che questi termini possono assumere. Ha tratteggiato i personaggi con mano delicata, sottolineando le loro caratteristiche, senza renderli mai eccessivi. La scenografia sapientemente spoglia ma spiccatamente evocativa, aiuta gli attori ad emergere sulla scena: attraverso i loro sguardi e la loro fisicità si possono immaginare i luoghi, intravedere le stanze, cogliere i profumi degli alberi di ciliegio, come se lo spettatore facesse parte di questi ricordi sfocati e malinconici. Uno spettacolo piacevole e ben fatto, estremamente godibile, sia per le scelte registiche, sobriamente ma giustamente pulite, sia per la bravura degli attori che animano la scena con passione ed energia”.



