SalaUno Teatro

Rinascita | Il Berretto a sonagli

Rinascita 28 settembre 2010 di Franzina Ancona

“…Opera datata, dunque, con i suoi esercizi di lingua che pretendono dimostrativi perfetti, questo, codesto, quello, e con l’eterno triangolo che diventa quadrangolo? C’è l’intervento del regista ad aggiornare i codici. Così la messa in scena dà una sterzata d’equilibrio e di attualità al tutto.
Intanto, lo spazio della rappresentazione che è quello assai suggestivo della Sala Uno, con i suoi soffitti ad arco, i suoi mattoni a vista, antico e senza tempo in uno. Qui funziona egregiamente la regia di Gino Auriuso, che chiede l’aiuto creativo degli spettatori, così i personaggi si muovono e scompaiono solo spostando una sedia e defilandosi di fronte al pubblico. Inoltre, egli ha scelto una scena di una sobrietà icastica, poche sedie, appunto, un tavolo sul quale è stato posto un monticello di pezzi di giornale arrotolati in modo casuale, che possono diventare alla bisogna banconote, gioielli e quant’altro. Lungi dallo sfuggire alla vetustà del testo, Auriuso lo immerge nell’oggi mediterraneo, con le sue “femmine” che non possono agire in prima persona, alle quali è consigliato di ricorrere ad un familiare maschio, sia pure un fratello degenerato, giocatore e forse piccolo truffatore, per dirimere qualsivoglia questione le porti ad agire al di fuori del contesto domestico, il senso della gerarchia sociale, con cameriere servili, messe accanto alla giovane moglie benestante, cui si da’ la responsabilità dei comportamenti non in linea con le abitudini dell’epoca, la signora che non uscirebbe mai di casa senza la testa coperta da una sciarpa o un fazzoletto che trascina lo spettatore  in altri lidi e in altre culture di oggi. Ai suoi attori, bravissimo il protagonista Ciampa di Tony Alotta, ha chiesto una recitazione misurata nei gesti  e appassionata nell’espressione vocale tale da fare risaltare ogni singola emozione, ogni parola densa di significato.  Irma Ciaramella è la moglie consapevole e moderna disposta a mandare all’aria la rispettabilità sociale per sanare una ferita che sprofonda nella sua dignità. Ottimo il resto della compagnia da Eduardo Ricciardelli, a Maria Borgese, da Roberto Della Casa a Ornella Ghezzi. In linea con l’epoca i bei  costumi di Francesca Serpe e curate le luci di Gill Mebride”. 

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