Il Gufetto.it | Il berretto a sonagli
Il Gufetto.it, 28 settembre 2010 di Marco Pelliccioni
“Lo spettacolo di Auriuso è caratterizzato da una scenografia scarna ed essenziale: la dimensione familiare, e allo stesso tempo opprimente, nella quale avviene la vicenda è evidenziata dalla presenza, al centro della scena, di un ingombrante tavolo pieno di cartacce. Cartacce che rappresentano i soldi, vera ricchezza della famiglia Fiorica, ma, a conti fatti, carta straccia di fronte a una realtà familiare affettiva ben più cupa e illusoria di quanto appaia all’esterno; e, tuttavia, carta straccia sono anche i verbali della polizia, che guarda caso documentano per il ricco Cavaliere una situazione accomodante e fuor d’ogni sospetto. Persino i legami familiari, rappresentati dal fratello e dalla madre di Beatrice, diventano un nonnulla di fronte alla disperata volontà di insabbiare la verità e lo scandalo. La soluzione ideata da Ciampa è il trionfo del sentimento del contrario pirandelliano: Beatrice, forse per la prima volta in vita sua, indosserà anche lei una maschera, quella della pazzia, ma sarà proprio questa che le permetterà di gridare in faccia la verità a chi le sta accanto, perché, come Ciampa afferma mestamente, “niente ci vuole a fare la pazza, creda a me! Glielo insegno io come si fa. Basta che lei si metta a gridare in faccia a tutti la verita’. Nessuno ci crede, e tutti la prendono per pazza”.



