Talita Kumi il Vangelo secondo le donne
Ogni giorno mi levo e mi consumo, creatura momentanea di durata infinita, tessendo per il creato la veste della vita. Talita Kumi rievoca la storia di Gesù dando voce alle cose non dette, “serbate nel cuore” (Luca. 2,51), da quei personaggi femminili, di straordinario significato e fascino, che affiorano dalle pagine dei Vangeli per marcare con le loro umili apparizioni il senso anticonformista trasmesso ancor oggi dal personaggio del Nazareno.
Se infatti il Nuovo Testamento sembra essere soprattutto una vicenda di uomini, tocca alle donne dare volto e figura ai risvolti intimi e psicologici della narrazione, a fare da referente emotivo e transfert espressivo per ciò che gli uomini del Vangelo, forse Gesù compreso, non possono far trapelare nell’atteggiamento e nella parola.
Sono le donne che generano il Figlio dell’Uomo, che gli asciugano i piedi con i propri capelli, che gli restano accanto fino alla morte e che sono designate ad essere le prime testimoni del mistero dell’inenarrabile e dell’invisibile: la vittoria della Vita sulla Morte.
Nel nostro spettacolo di teatrodanza sono dunque i personaggi femminili (da Maria alla Maddalena, dall’Adultera alla Samaritana, dalle Dieci Vergini alle Donne del Sepolcro, dalle figure redente a quelle guarite) a filtrare gli eventi con i loro occhi e la loro sensibilità e a tradurli in gesto, voce, canto e movimento.
E’ così che anche il titolo dello spettacolo prende spunto da un episodio riguardante una bambina, la figlia dodicenne di Giairo, che, con queste parole, “Talita kumi!” (Marco 5,41 – tradotto dall’aramaico come “Fanciulla alzati!”) viene riportata in vita da Gesù.
Talita kumi è poi diventato per noi l’occasione di rivedere l’immagine e i ruoli che la donna occidentale ha conquistato nell’ultimo secolo, cercando però di recuperare anche quei valori femminili, di comprensione, accoglienza e capacità d’accettazione, forse insiti naturalmente nella donna poiché creatrice e portatrice di Vita.
In costante contrappunto scenico allo svolgersi della vicenda, sulla scena compare (quasi un leitmotiv), un lungo telo bianco: luogo, oggetto, abito, che accompagna la vicenda sottolineando l’assenza teatrale dell’Uomo e, al tempo stesso, evocandone la presenza nascosta e significante. L’oggetto-pretesto diviene così un elemento con cui ‘giocare’ per rendere vive le immagini mitiche che di quella ‘storia’ ci sono pervenute attraverso l’arte e che vengono evocate dall’evolversi della coreografia e della scenografia stessa.
Un linguaggio di immagini, musica, danza, luci e interventi testuali coinvolge lo spettatore nel susseguirsi delle emozioni-allusioni suscitate da quel lungo drappo di lino, testimone involontario di pensieri, parole, conflitti, drammi, misteri, suoni ed odori e che suggerisce lo sviluppo dello spettacolo attraverso le proprie trasformazioni: il velario per l’Annunciazione; il velo di Maria; la vela di una barca; una rete da pesca; la tovaglia dell’Ultima Cena; il Sudario… le fasce di Gesù Bambino.
dal 04/04/2007 al 05/04/2007
Orario:
04/04/2007 h. 21.15
05/04/2007 h. 19.00
Regia Mariachiara Raviola
Con la partecipazione di Erica Guarino, Mariachiara Raviola, Chiara Rosenthal
Coreografie Mariachiara Raviola



