Il Messaggero | Tutte per una Catherine Deneuve
Lui se n’è andato. Non si sa bene. dove, quando e perche. Comunque quello che conta è che ha lasciato tre donne; la moglie e due figlie e un figlio che da lui ha ereditato una passione per le pistole. Tre identità di donna si sono incastrate eppure si respingono tra di loro, come quando nell’altro ti irrita proprio il difetto che hai tu.
Sogni infranti, eppure continui a schiantartici addosso, anche se pronunciandoli rischi di soffocare, anche se rischi che le tue figlie diventino ognuna lo specchio di una delle due donne in cui ti sei scomposta.
Non è facile spiegare tutto quello che sta in “Anche io, je suis Catherine Deneuve” di Pierre Notte, testo bellissimo, tragico e contemporaneo senza mai essere retorico ne compassionevole, che il regista iraniano Reza Keradman ha saputo esaltare grazie anche alia bravura di tre attrici da tenere d’occhio.
La madre (Corinna Lo Castro) osserva con ironico e schizofrenico distacco il compiersi del destino ciclico nelle sue ragazze. La minore (Roberta Rovelli) si chiude in una cantina e lì canta per un pubblico immaginario canzoni meravigliose nate dalla somma dei ricordi suoi e della mamma, sperando di compiaceria almeno in questo. Ha anche le sue piccole luci della ribatta, e la suonatrice di fisarmonica che appare di tanto in tanto {Eleonora tomassetti). Intanto si fa scorrere fuori il dolore dalle vene.
La più grande (Valentina Cenni) afferma ta propria identità cambiando, appunto, la propria identità: sarà Catherine Deneuve, e aspetterà l’arrivo di un uomo, quell’uomo, per poter finalmente morire d’amore.
In mezzo a queste grandi follie, le piccole paranoie della normalità: un gateau mal riuscito, un errore ortografico. Continuamente citato, nei personaggi e nelle parole, il cinema francese
Pubblicato su: Il Messaggero – 25 febbraio 2007 Di p.pol.



