Sensacuor, memorie dal confine orientale. istria 1919-1947
L’uomo pesce: Quando sono nato c’era una grande confusione. Gente in movimento, milioni in tutta Europa. La guerra e poi la pace avevano spostato tutti i confini. Chi era costretto ad andare via a volte perdeva tutto: la lingua, la religione e anche il sapore del suo piatto preferito. E abbandonando la propria casa si lasciava dietro una scia di ricordi discordanti, un mucchio di domande senza spiegazioni. (“Sensacuor”, prologo)
La sirena di una nave che lascia il porto di Pola, una partenza precipitosa e un unico desiderio: tornare indietro nel tempo. Il viaggio della memoria comincia in una casa dalle finestre sempre aperte ed evoca il mondo fuori da quelle finestre: una pista da ballo, una spiaggia, un bosco, una trincea. Sullo sfondo di una terra di confine, mosaico di lingue e identità in precario equilibrio, prendono vita i ricordi di una famiglia numerosa e inquieta, così presa dai problemi quotidiani da non accorgersi che gli eventi stanno per travolgerla. Allo scoppio della guerra la paura contamina la realtà e dal buio emerge un manipolo di scalcinati personaggi fantastici che si affannano a mettere in scena un oscuro spettacolo. Sono le retroguardie di un esercito allo sbando? Ridicoli saltimbanchi convinti che la vita sia una sequenza di numeri da circo? O sono gli alter ego paradossali dei componenti della famiglia, incarnazioni della loro natura più fragile e inconfessabile? Tutto questo guizzare di uomini, di mostri e di pesci ha un solo scopo, trovare una spiegazione e, là dove le risposte non si trovano, cercare nuove domande.
La mia famiglia materna proviene dall’Istria e nel 1947, insieme a migliaia di altre famiglie istriane e dalmate, ha lasciato la sua casa sparpagliandosi per l’Italia in cerca di un luogo in cui ricostruire la propria vita. Questo spettacolo nasce dal desiderio di far rivivere in teatro i racconti di mia madre, dei miei nonni, senza tradirne la verità, ma senza rimanerne imprigionati. Fare la storia è come fare un brutto sogno, ne siamo gli artefici e le vittime, e come i personaggi dello spettacolo siamo sospesi tra senso di responsabilità e impotenza. Alternando scene realistiche e narrative a scene surreali e visionarie, cercando di evitare semplificazioni e retoriche, abbiamo provato a rendere l’asprezza della storia di un confine, di una linea che si sposta, la storia di quelli che vivono sulle linee. (Valentina Kastlunger)
Cenni storici “Sensacuor – Memorie dal confine orientale” affronta le vicende storiche che hanno caratterizzato il confine tra Italia e Iugoslavia tra il 1919 e il 1947. Pur partendo dal desiderio di raccontare il dramma degli esuli, lo spettacolo cerca di dare voce alle diverse componenti coinvolte nella storia di un territorio tanto conteso, paradigma di quello scontro ideologico che sconvolge l’Europa alla fine della seconda guerra mondiale e che si ripresenta in tutta la sua violenza nel dissolvimento della ex Iugoslavia.
Alla fine della prima guerra mondiale, con il crollo dell’Impero asburgico, Trieste, l’Istria, Zara e, in un secondo momento, Fiume, vengono annesse all’Italia. Negli anni Venti la rapida ascesa del Partito fascista impone nella regione una rigida politica di italianizzazione a scapito della componente slava. Lo scoppio della seconda guerra mondiale inasprisce la situazione. Italia e Germania dichiarano guerra alla Iugoslavia e annettono vaste porzioni di territorio, mettendo in atto spietate misure repressive nei confronti della popolazione civile.
L’armistizio dell’8 settembre 1943 ha violente ripercussioni anche in Istria e Dalmazia, dove si scatena un’insurrezione popolare, appoggiata dal movimento di liberazione iugoslavo, che mira a riannettere la regione, ora sotto comando tedesco, alla Iugoslavia. La ribellione contro le forze di occupazione si mescola alle mai sopite tensioni etniche e centinaia di italiani vengono uccisi, alcuni per avere collaborato con il regime fascista, altri per il solo fatto di essere italiani. Nel 1945, dopo la disfatta dell’esercito tedesco, la regione viene occupata dalle truppe iugoslave, ora capeggiate dal maresciallo Tito, ad eccezione di Trieste, Gorizia e Pola, sottoposte all’amministrazione militare anglo-americana. Mentre nel resto d’Italia si festeggia la pace, l’intera regione è un groviglio di tensioni e violenze, esacerbate dallo scontro di nazionalità, dai conflitti ideologici e dal susseguirsi di occupazioni. Il regime comunista di Tito ha già cominciato a mostrare il suo volto autoritario e repressivo. Gli italiani, sconfitti dalla guerra, sono oggetto di intimidazioni e violenze che li porteranno di lì a poco a scegliere in massa la strada dell’esilio.
Nel 1947 la Conferenza di Pace di Parigi, che ridisegna i confini d’Europa, assegna di fatto gran parte dell’Istria e le zone contese della Dalmazia alla Iugoslavia, mentre Trieste e l’Istria nord-occidentale rimangono divise in Zona A (sotto il controllo anglo-americano) e Zona B (sotto il controllo iugoslavo) di un ipotetico e mai costituito Territorio Libero, fino al 1954, quando il confine diventa pressoché definitivo (lo sarà solo nel 1975).
Intorno a questa spartizione di territori, si gioca il destino di centinaia di migliaia di persone.
dal 06/02/2007 al 18/02/2007
Orario:
h. 18.00 11/18
h. 21.15 06/07/08/10/11/12/13/14/15/16
h. 21.30 09/17
Compagnia Produzione e organizzazione ErehwoN
Regia Valentina Kastlunger
Con la partecipazione di L.Ansaloni, F.Caratozzolo, D.Castellini, C.Cavalli, M.Cipriani, A.Fazzari, G.Valli/E.Vanni
Testo di Barbara Valli




JaneRadriges
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13 giu, 2009
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